Pesca del pesce spada nello Stretto di Messina: feluche, riti e viaggio dei branchi

Pubblicato il 19 marzo 2026 alle ore 11:24

La caccia al pesce spada nello Stretto di Messina

Tra Calabria e Sicilia lo Stretto non è solo correnti e traghetti: è anche il teatro di una delle più antiche tecniche di pesca del Mediterraneo, la caccia al pesce spada con le feluche. Da aprile a settembre, quando i branchi risalgono e ridiscendono lungo la Costa Viola e davanti a Messina, questo tratto di mare si anima di imbarcazioni snelle, di vedette in cima agli alberi e di gesti che si ripetono quasi immutati da secoli.

Lo stesso Stretto che oggi molti conoscono per la traversata a nuoto è, da generazioni, il campo di lavoro di famiglie di pescatori legate a Messina e Punta Faro, Bagnara, Scilla.

Feluche, vedetta e arpione: una tecnica unica

La feluca è l’icona della pesca tradizionale nello Stretto di Messina. Le sue origini vengono fatte risalire all’epoca fenicia e greca, ma la forma attuale è il risultato di secoli di adattamento a questo mare particolare.

Le sue caratteristiche principali:

  • Passerella lunghissima: una sorta di ponte proteso a prua lungo anche 35–40 metri, da cui il fiocinatore (l’arpioniere) lancia la fiocina sul pesce avvistato.

  • Albero altissimo: in cima sta la vedetta, che scruta la superficie per individuare le pinne o i salti del pesce spada e guida con voce e gesti la manovra della barca.

  • Motore e scafo agili: la feluca deve essere veloce e molto manovrabile per allinearsi al pesce e procedere spesso in contro‑corrente, così da avere l’animale “di fronte” al momento del lancio.

Non è pesca di attesa, ma una caccia in movimento, che richiede perfetta sintonia tra comandante, vedetta e fiocinatore.

Stagione del pesce spada: da aprile a settembre

La pesca tradizionale del pesce spada nello Stretto segue il ciclo biologico del pesce. La stagione va, in linea generale, da aprile a settembre, con una scansione precisa:

  • Aprile – giugno: le feluche operano soprattutto lungo la costa calabra, dalla Costa Viola a nord di Reggio Calabria fino a Bagnara e Scilla.

  • Luglio – agosto: la pesca si sposta progressivamente verso la costa messinese, davanti a Messina, Ganzirri e Punta Faro, seguendo i branchi che risalgono lo Stretto.

  • Settembre: la stagione si chiude con le ultime “spatàre”, mentre i branchi si allontanano e il mare torna a svuotarsi di feluche.

Questi mesi coincidono con la fase riproduttiva del pesce spada, che deposita le uova nelle acque ricche di nutrienti dello Stretto e della Costa Viola.

Il viaggio del pesce spada tra Bagnara, Scilla, Messina e Punta Faro

Nella cultura marinara locale, il pesce spada segue un viaggio preciso attraverso lo Stretto.

Il percorso tipico dei branchi, per come viene descritto da studi e testimonianze, è questo:

  1. I pesci entrano nello Stretto seguendo la Costa Viola calabrese, da Bagnara Calabra verso Scilla, lungo scogliere e fondali profondi dove le correnti si mescolano.

  2. Attraversano lo Stretto verso la costa siciliana, spesso lungo una “linea ideale” fra Villa San Giovanni e Punta Faro, in corrispondenza della strozzatura del canale.

  3. Risalgono lungo il versante messinese, da Messina fino a Ganzirri e Capo Peloro, dove le acque tirreniche e ioniche si incontrano e la temperatura superficiale è ideale per la deposizione delle uova.

È un viaggio che si ripete stagione dopo stagione, guidato da correnti, temperature dell’acqua e disponibilità di cibo, gli stessi elementi che rendono lo Stretto un ambiente unico anche per la navigazione e per le attività sportive in mare.

La “posta”: il diritto di caccia lungo costa

Ogni feluca non naviga a caso. Il tratto di mare da battere, sia lato calabrese sia lato messinese, è definito da una sorta di diritto di uso tradizionale, chiamato “posta”.

  • Ogni equipaggio ha una porzione di mare di riferimento, davanti a specifici punti della costa (punti, spiagge, campanili, promontori).

  • La barca percorre la sua “posta” avanti e indietro, seguendo la costa e la direzione della corrente, rispettando i confini non scritti con le altre feluche.

  • Le postazioni vengono tramandate all’interno delle famiglie di pescatori e rappresentano un patrimonio immateriale legato allo Stretto.

Questo radicamento alla costa ha contribuito a preservare una pesca selettiva e a basso impatto, basata sul singolo pesce arpionato e non su reti derivanti come le spadare, oggi vietate.

Riti e simboli: la “cardata da cruci” e il rispetto per lo spada

La pesca del pesce spada nello Stretto non è mai stata considerata solo lavoro. È carica di riti e simboli che raccontano il rapporto di rispetto tra uomini, mare e preda.

Il gesto più noto è la “cardata da cruci”:

  • Appena issato a bordo, il pesce spada viene graffiato leggermente sulla guancia o sulle branchie con le unghie, tracciando una croce multipla.

  • A compiere il gesto è un membro dell’equipaggio diverso dal fiocinatore, quasi a separare chi colpisce da chi “segna”.

  • La croce è allo stesso tempo segno di ringraziamento, forma di benedizione e protezione simbolica sul viaggio verso terra e sul lavoro futuro.

Nel tempo questa incisione è diventata anche una specie di marchio di riconoscimento: per molti, vedere la cardata da cruci su un trancio di spada significa associare subito quel pesce allo Stretto e alla sua pesca tradizionale.

Le cronache e i racconti orali descrivono il pesce spada come un animale quasi “personificato”: si parla di coppie che risalgono la Costa Viola, di “duelli” tra pescatore e pesce, di salti che sembrano risposte a chi lo insegue. È lo stesso mare in cui, nel mito, vivevano Scilla e Cariddi, e dove ancora oggi il pesce spada continua a essere simbolo identitario per le comunità di Messina e Punta Faro, Bagnara, Scilla.