Dietro le quinte della traversata a nuoto dello Stretto di Messina: dal briefing al "toccare terra"

Pubblicato il 13 marzo 2026 alle ore 23:14

Attraversare lo Stretto di Messina a nuoto richiede molto più che "entrare in acqua e nuotare verso l'altra sponda". È il risultato di un sistema preciso di preparazione, coordinamento e sicurezza che inizia ore prima della partenza e si chiude solo quando l'ultimo nuotatore ha toccato terra. Per chi si affaccia per la prima volta a questa esperienza con StrettoSwim, capire il "dietro le quinte" aiuta ad arrivarci con la testa giusta—e a godersi ogni metro di traversata.

Il briefing: la base di tutto

Prima di entrare in acqua, ogni gruppo di nuotatori partecipa a un briefing obbligatorio. Non è una formalità: è il momento in cui si costruisce la sicurezza collettiva della traversata.

Ecco cosa succede:

  • I nuotatori vengono assegnati a terzetti (gruppi di tre) formati sulla base dei tempi sui 3 km dichiarati in sede di iscrizione. Nuotare con persone di passo simile riduce il rischio di isolarsi o affaticarsi per tenere il ritmo altrui.

  • Si spiega la posizione in acqua: distanze di sicurezza tra un nuotatore e l'altro, riferimenti visivi, come comportarsi in caso di difficoltà.

  • Si illustrano le regole dell'Ordinanza della Capitaneria di Porto di Messina, che disciplina le traversate a nuoto nello Stretto, incluse le restrizioni di navigazione attorno ai nuotatori durante la traversata.

  • Si assegna il ruolo della barca guida: ogni barca di accompagnamento espone la bandiera giallo-rossa "uomo in mare" per tutta la durata dell'evento, come segnale visivo per le navi in transito.

La rotta: leggere lo Stretto prima di partire

Mentre i nuotatori sono a terra in briefing o a riscaldarsi, il responsabile della traversata — Giovanni Arena — è già in acqua. Si posiziona in mezzo allo Stretto per valutare in tempo reale:

  • La direzione e l'intensità delle correnti nel momento specifico del giorno, incluso se si sta avvicinando una fase favorevole o la "stanca".

  • Il disegno della rotta più sicura per il gruppo, tenendo conto delle correnti che possono portare i nuotatori fuori traiettoria.

  • Il momento esatto della partenza, perché una differenza di anche pochi minuti può determinare se la corrente sarà alleata o avversaria lungo l'intero percorso.

Questo lavoro di "lettura del mare" è uno degli elementi più delicati di tutta l'organizzazione: non esiste una risposta teorica, solo esperienza e osservazione diretta.

Il coordinamento con il VTS di Messina: la sicurezza navale

Lo Stretto di Messina è una delle rotte marittime più trafficate del Mediterraneo: navi cargo, traghetti, aliscafi e imbarcazioni da diporto lo attraversano continuamente. Per questo il responsabile di traversata non lavora da solo: durante tutta la durata della traversata mantiene un canale di comunicazione aperto con il VTS di Messina (Vessel Traffic Service), il centro di controllo del traffico navale dello Stretto.

Questo coordinamento serve a:

  • Segnalare la presenza dei nuotatori alle navi in transito, che sono tenute a prestare la massima attenzione e ad aumentare la distanza di sicurezza.

  • Regolare in tempo reale il traffico navale attorno al gruppo di nuotatori, riducendo il rischio di incroci pericolosi.

  • Gestire imprevisti: se un traghetto è in avvicinamento, se le condizioni cambiano, se qualcuno ha bisogno di assistenza.

In parallelo, la Capitaneria di Porto può in qualsiasi momento sospendere o annullare la traversata se le condizioni meteomarine o il traffico navale lo richiedono.

In acqua: gestione del gruppo e della rotta

Una volta in acqua, il lavoro non finisce: la barca guida accompagna i terzetti lungo tutta la traversata, regolando il ritmo, correggendo la rotta e mantenendo la visibilità del gruppo in un tratto di mare dove le correnti possono spostare i nuotatori di decine di metri rispetto alla traiettoria attesa.

I nuotatori più esperti tendono a "leggere" la corrente mentre nuotano (ad esempio, acque più fredde e limpide segnalano l'arrivo della montante); chi è alla prima esperienza si affida alla barca guida e al gruppo. La distanza tra le due rive, pur variabile in base alla rotta, è percepita in modo molto diverso a seconda di come si gestisce l'energia nelle prime centinaia di metri.

"Toccare terra": come si chiude la traversata

Arrivare a destinazione non significa semplicemente fermarsi di nuotare. Il tocco di terra deve essere valido: esistono regole precise su come concludere la traversata ai fini della rilevazione ufficiale del tempo e per l'eventuale omologazione del risultato. Il capobarca certifica il completamento e raccoglie i tempi, mentre il responsabile di traversata aggiorna il VTS della fine dell'evento e della rientro di tutti i nuotatori.

Perché tutto questo è necessario

Lo Stretto non è una piscina, né un tratto di mare qualsiasi. È un ambiente con correnti, venti, traffico navale e dinamiche proprie, che cambiano di giorno in giorno e spesso di ora in ora. Per questo la differenza tra una traversata ben organizzata e una esperienza improvvisata non è solo una questione di comfort: è una questione di sicurezza reale, per i nuotatori e per chi li accompagna.